Informazioni aggiuntive
| Peso | 1,25 kg |
|---|---|
| Regione | |
| Bio | |
| Denominazione | |
| Produttore | |
| Vendemmia | 2024 |
| Vitigno/i |
| Peso | 1,25 kg |
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| Bio | |
| Denominazione | |
| Produttore | |
| Vendemmia | 2024 |
| Vitigno/i |
Vinificazione e affinamento: Diraspatura delicata senza pigiatura. Fermentazione spontanea e affinamento a contatto con le bucce in tinajas (anfore) dai 350 ai 450 litri per 8 mesi. Assemblaggio e decantazione in vasche di cemento dai 15 ai 40 hl fino all’imbottigliamento.
Il Fontanasanta Nosiola di Foradori è un vino bianco macerato corposo e spiccatamente iodato. Austero e compatto, con qualche anno sulle spalle rivela la sua vera natura, muovendosi sinuoso e suadente in bocca, chiudendo profondo e interminabile.
Quando l’inverno si fa rigido e l’orto offre poco o nulla, soffriggete una cipolla tagliata finissima, una verza a listarelle e una patata a cubetti con un’abbondante macinata di pepe. Aggiungete due mestoli di brodo e lasciate sobbollire. Cuocete per il tempo di un calice di Fontanasanta Nosiola in poltrona con un bel romanzo.
“Come mi definirei? Una custode della terra”. Così parla di sè Elisabetta Foradori, soprannominata anche “la signora del Teroldego”. L’azienda Foradori si trova a Mezzolombardo nel mezzo del Campo Rotaliano, una pianura alluvionale formata dal fiume Noce e circondata dalle verticali pareti di roccia dolomitica. L’azienda fu fondata nel 1901, ma i primi vini imbottigliati dalla famiglia Foradori risalgono a nonno Roberto, nei primi anni ‘50. Grazie alle idee innovative di Rainer Zierock e alla visione e tenacia di Elisabetta Foradori l’azienda è riuscita divulgare gradualmente il vitigno autoctono Teroldego. Oggi tutta la famiglia è coinvolta: Emilio (il filosofo) come enologo e agronomo, Theo (il politilogo) come divulgatore e diplomatico, Myrtha (l’agronoma) come responsabile della produzione di ortaggi. Elisabetta rimane la massima consigliera e si occupa della diversificazione agricola di Foradori. I compartimenti non sono mai stagni e tutto si crea e si evolve grazie alla squadra di collaboratori.
I Foradori lavorano artigianalmente i 25,5 ettari vitati e approfondiscono le pratiche agronomiche attraverso i concetti della biodinamica. Sanno di essere gestori temporanei di una terra di tutti e di avere dunque l’onere di rispettarla e proteggerla. Credono nella diversificazione agricola e nell’indipendenza, nello sviluppo professionale e umano di chi lavora.
L’approfondimento del Teroldego segue due strade: il rispetto della tradizione (Granato e Foradori) e la ricerca di espressioni più sperimentali (Morei, Sgarzon e Lezèr). Sulle colline di Cognola invece si lavorano con i bianchi Nosiola e Incrocio Manzoni. L’ azienda è in costante movimento per migliorare loro stessi e sostenere chi gli sta attorno: Il risultato di Elisabetta è stato quello di ottenere un’uva dalle caratteristiche che riflettono perfettamente il territorio.
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